Vini Gueli, quei Nero d’Avola che non ti aspetti

Espressione diretta di ciò che dà la terra, il Nero d’Avola è il vino Gueli per eccellenza. Camminiamo sui terreni da cui nasce e tra le sue uve, che si ergono su di noi, a tendone. Non andremmo mai via da un posto così…

Vini Gueli, quei Nero d’Avola che non ti aspetti

Siamo a 500 metri sul livello del mare, in alta collina, poco distanti dalla meravigliosa Valle dei Templi. Dinanzi a noi uve. Sono in alto, al di sopra delle nostre teste, crescono grazie al cosiddetto tendone. È la tecnica scelta dall’azienda agricola Gueli, una forma d’allevamento molto costosa perché non consente alcuna meccanizzazione, tutto è fatto manualmente, dalla nascita dell’uva fino alla sua raccolta. Ma, il tendone, ha i suoi bei vantaggi. Tanto per iniziare, ci sovrastano odori, colori e forme di una meravigliosa natura.

I vini Gueli nascono da questa scelta, apparentemente difficile e in controtendenza rispetto alle abitudini locali. Vi è dietro una filosofia produttiva che ambisce a un vino naturale, espressione diretta di quello che dà la vigna, senza intermediari fisici né chimici. L’allevamento a tendone favorisce una buona ventilazione e uno scarso ristagno di umidità, attenzioni necessarie quando non si ricorre a nessun additivo di sintesi chimico. Il tendone, inoltre, protegge i grappoli dalle forti insolazioni estive. Si ottengono uve sane, senza bisogno di nulla, se non qualche passaggio di zolfo e rame perché la pianta, trattata in questo modo, riesce a raggiungere il suo normale equilibrio e produce ciò che può.

E quando assaggiamo un Nero d’Avola Gueli capiamo che mai scelta fu più azzeccata. Perché qui, a Grotte, siamo proprio nel territorio d’elezione di questo vitigno autoctono siciliano. L’azienda ha due appezzamenti di terra in due contrade diverse e, soprattutto, caratterizzate da due terreni differenti. Ognuno è la culla di un Nero d’Avola Gueli: due vini dello stesso vitigno su due suoli diversi, vinificati allo stesso modo usando un vecchio palmento ricreato e adattato.

Uno dei due è Calcareus, che nasce da un suolo calcareo-argilloso molto particolare che conferisce al vino una piacevole nota iodata oltre a grande freschezza. Siamo sui terreni chiamati i Calcari della Scintilia, ricchi di calcio, pietrosi e fertili.

L’altro è Erbatino, che proviene da un suolo gessoso simile a quello calcareo ma con minore densità e maggiore capacità drenante. Ci troviamo sugli Erbatini, terre bianche simili al talco che mantengono fresco il suolo anche nei periodi più caldi e danno al vino grande struttura e profondità.

In bottiglia c’è questa differenza tra i terreni, unica variabile tra i Nero d’Avola di Gueli.

Questo modo di lavorare rompe con la massificazione dei vini del passato, punta a qualcosa di più territoriale che valorizza la zona di produzione. Ed è ciò che alimenta la missione Gueli: riuscire a produrre tanti Nero d’Avola quanti sono i differenti terreni perché questa zona ne è ricca.

Auguriamo a Giuseppe, Calogero e Davide Gueli di realizzare presto questo sogno. Intanto facciamo scorta dei vini Gueli: abbiamo scelto anche il Bianco Grillo e Carusu, altre due etichette piene di vita, da provare!


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