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Dai ritmi frenetici della città alla scoperta del mondo del vino: il vino artigianale de Il Mortellito

«Non nasco come produttore di vino, mi sono avvicinato a questa cultura piano piano, vivendo immerso nella natura».

Dai ritmi frenetici della città alla scoperta del mondo del vino: il vino artigianale de Il Mortellito

Dario Serrentino ha 34 anni e da otto ha intrapreso il suo percorso nel mondo della produzione di vino. Tutto nasce quando Dario, originario di Pachino che ha vissuto tra Bologna e Catania, dove si è laureato in Scienze Politiche, decide di averne abbastanza dei ritmi frenetici e del caos della città e si trasferisce nella sua terra d’origine, in una campagna di due ettari in cui, nei primi del Novecento, vivevano i suoi bisnonni, preferendo così uno stile di vita più lento e wild.

«Sono sempre stato legato a questo territorio, dove avevamo un terreno di un ettaro che mio padre ereditò dai miei nonni. Faceva parte dell’aria Mortellito, dove i miei bisnonni lavoravano e dove si rifugiavano durante la seconda guerra mondiale», racconta Dario che oggi è a capo dell’azienda agricola Il Mortellito, dove lavora con un gruppo di persone fidate che considera a tutti gli effetti una famiglia.

«Qui ho deciso di intraprendere il mio percorso di viticoltore, allontanandomi dalla vita di città e dalle sue convenzioni per tornare a vivere il rapporto con la terra, e affiancando chi ne sapeva più di me per imparare il mestiere. Ho iniziato a lavorare in campagna con i mandorli e gli ulivi, ma piano piano mi sono appassionato alla tradizione vitivinicola e al mondo del vino, studiando da vicino il mestiere del vignaiolo. Mi affascina il fatto che è un percorso che segui durante tutto l’anno e così ho focalizzato la mia vita e il mio lavoro sul mondo e sulla cultura del vino naturale».

Cominciando a vendere le uve e poi, tra il 2014 e il 2015, sperimentando le prime vinificazioni, fino ad arrivare, nel 2016, a dar vita ai primi vini. «La locale cultura del vino mi ha spinto ad andare alla ricerca di vini genuini, fatti senza alcuna forzatura e provenienti da agricoltura biologica. Crediamo fortemente che produrre vino artigianale, come mi piace chiamarlo, sia una scelta ambientale ed ecosostenibile per il territorio e l’ambiente, ma dia anche una maggiore personalità al vino, che in questo modo non si può omologare e diventa sinonimo di qualità e benessere non solo per la persona, ma anche per il prodotto stesso».

«Dobbiamo essere capaci di non farci trasportare dalla moda – aggiunge in conclusione - ma di dare vita a prodotti di qualità con tecniche che si possano consolidare nel tempo. In modo che un domani, magari, non si parli di vino naturale come una nicchia, ma sia scontato che quando si parla di vino, quello sia naturale».


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